Investigatore Privato Roma

AGENZIA INVESTIGATIVA ROMA - ITALIA 93 VELLETRI
PROVENIENZA ARMA CARABINIERI

 


Agenzia Investigativa ITALIA 93

Provenienza Arma Carabinieri

Opera nelle località


Castelli Romani - Ciampino - Frascati - Albano Laziale 
Genzano di Roma - Valmontone - Colleferro

Indagini in tutta Italia e all'estero


QUANDO I GIOVANI SI RIFIUTANO DI AFFRONTARE LA VITA

DALL'ECSTASY ALLA MORTE, IL PASSO E' BREVE





INFORMAZIONI GENERALI SULLA DROGA





Agenzia Investigativa ITALIA 93 Investigatore Privato



LE VIE DELLA DROGA  



La coltivazione delle piante da cui si estraggono le droghe (papavero, coca, canapa indiana) avviene quasi sempre esclusivamente all’estero, e questo comporta l’esigenza del loro trasporto e della loro immissione nei paesi produttori.I luoghi di maggiore produzione sono:



- oppio: Turchia, Pakistan, Afghanistan, India, Thailandia, Birmania, Laos (triangolo d’oro), Messico;

- cocaina: Perù, Bolivia, Colombia, Ecuador, Argentina, Ceylon, Madras, Cile, Giava, Messico;

- cannabis (canapa indiana): alcune regioni dell’Asia, dell’Africa, dell’America Latina, e soprattutto Turchia, Siria, Libano, Iraq, Iran, Marocco, Nigeria, Ghana, Zaire, Colombia, Messico.






L'ORGANIZZAZIONE DELLO SMERCIO DELLA DROGA



Il ciclo di attività dell’organizzazione criminale si sviluppa sostanzialmente attraverso alcune fasi tipiche:




- reperimento dei fondi: usura, estorsioni, ricatti, gioco d’azzardo, rapine, lotto clandestino, prostituzione, ecc.;


- investimento dei fondi: acquisto, produzione e spaccio delle droghe, delle armi, contrabbando;


- riciclaggio del denaro e rimessa in circolo come denaro pulito: attività edilizie, turistico-alberghiera, villaggi vacanze, casinò, appalti, commerci, industrie.







LE INDAGINI ANTIDROGA "MINORI" E L'ATTIVITA' DELL'INVESTIGATORE PRIVATO




Tralasciando stare le cosiddette "grandi” indagini, relative a grosse organizzazioni criminali ed al traffico di droga propriamente detto, scendiamo molto di livello, fino ai comuni spacciatori, e vediamo cosa può fare anche l’investigatore privato nelle indagini sulla droga.





I casi più frequenti d’intervento dell’Investigatore Privato
si hanno quando il cliente vuole:







- evitare il rischio ed il timore di scandali e di altre conseguenze non esattamente prevedibili;

- accertare se un familiare, un collaboratore, un socio, fanno uso di stupefacenti o se ne fanno traffico;

- individuare l’incidenza del fatto ed il conseguente grado di vulnerabilità per l’andamento della famiglia o dell’azienda;

- individuare se altri elementi del gruppo o della compagnia fanno uso di stupefacenti;

- rintracciare le persone che si sono allontanate dalla famiglia a seguito di rapporti in crisi per fatti di droga;

- accertare quali sono le sostanze stupefacenti di cui la persona fa uso;

- individuare chi è il fornitore, qual è la sua organizzazione e quali sono le modalità dello spaccio;

- accertare chi è il ricettatore degli oggetti che il familiare fa scomparire da casa per procurarsi il denaro e la droga;

- accertare se la persona da assumere, il fidanzato, il socio, ecc., fanno uso di stupefacenti.




COME UN GENITORE SI PUO' ACCORGERE SE IL FIGLIO SI DROGA




Uno dei metodi suggeriti ai genitori per accorgersi se il "figlio” fuma è quello di fingersi degli sprovveduti in materia e di chiedergli:




- cos’è lo spinello;
- di cosa è composto;
- come si approvvigiona l’”erba”;
- come si fuma l’olio di erba;
- se si fuma da soli o in gruppo;
- che sensazioni si provano.



Spesso il giovane farà vedere che conosce tali cose ma minimizza, sta in difesa, e se non parlerà proprio delle sensazioni, che rileverebbero un’esperienza diretta, dirà che il fumo non fa male, che unisce la compagnia, che vi sono anche degli uomini politici che fumano, che si può smettere quando si vuole…



I genitori possono constatare nel giovane una riduzione della risposta del sistema immunitario ed inoltre egli appare svagato, aggressivo e suscettibile, con ridotte capacità mnemoniche e psicomotorie e quindi con una generica perdita di energie.



Il rendimento scolastico subisce una caduta insieme a tutti gli altri rendimenti compresa la prontezza dei riflessi e ciò rende più pericolosa la guida dell’auto o della moto.



Il passaggio all’ecstasy dipende da certi stili di vita del giovane i quali per esempio vedono nella discoteca un luogo significativo (se ne consuma il 93 %) e quindi ricorrono a tale stupefacente perché produce un abbassamento della soglia della stanchezza, una maggiore vigoria, un dissolvimento delle paure e delle inibizioni, una sensazione di empatia, accompagnata da modificazioni dell’umore e dell’aumento della fiducia in se stessi e quindi con un superamento dei confini fra se stessi ed il mondo esterno, con sensazioni di forza e di brillantezza.



L’ecstasy incomincia a produrre i suoi effetti dopo una mezz’ora e per circa sei ore il suo assuntore vive in un mondo rotondo e virtuale. Nel migliore dei casi per alcuni giorni rimarrà depresso, stanco, sfiduciato, pieno di ansie e di timori.



I genitori debbono tener presente cha anche altre occasioni di ricorso all’ecstasy sono certe feste private, concerti e partite di calcio.



L’eroina è un derivato dieci volte più efficace della morfina di base, che a sua volta è dieci volte più efficace dell’oppio da cui deriva.




I VARI TIPI DI DROGHE





a. L’oppio e i suoi derivati: morfine ed eroina (stupefacenti)
L’oppio si ricava dalla coagulazione del lattice che fuoriesce per incisione dalla capsule non ancora mature del papavero sonnifero.
La morfina ha l’aspetto di polvere bianca, cristallina, inodore, amara, tossica, poco solubile, iniettabile; viene presentata in tavolette con riproduzione di tigri, draghi ed altri animali fantastici. L’eroina deriva dalla morfina: ha anch’essa aspetto di polvere bianca, cristallina, inodore, amara.

b. La cocaina
Deriva dalle foglie della pianta coca, che somigliano a quelle degli aranci ma sono molto più piccole. La cocaina si presenta come polvere bianca cristallina, quasi come lo zucchero raffinato e perciò nel gergo è chiamata "neve”. Di solito viene assunta annusandola.

c. La cannabis
La pianta, detta anche "canapa indiana”, è originaria dell’India ma è diffusa in tutto l’Oriente ed il Medio Oriente, in Africa e nel centro-sud America. Produce una resina ricca di principi attivi, fra i quali il Thc (tetraidrocannabinolo).

d. La marijuana
È il nome che ha acquisito nel sud America, e con il quale è stata generalizzata. Viene ricavata dai boccioli e dalle parti tenere delle piante femmine della canapa indiana colti prima della fioritura.

e. Hashish
È la secrezione resinosa dell’infiorescenza della canapa indiana. L’hashish può essere ben identificato dai caratteri morfologici mediante l’osservazione al microscopio di peli caratteristici, definiti «corni di rinoceronte»; in base, poi, alla quantità in peso, potrà aversi un’indicazione di massima sul Thc, principio attivo responsabile dell’azione stupefacente.

f. Olio di hashish
Si ricava da una prolungata e ripetuta distillazione delle foglie e della resina della cannabis; assume un colore verde-scuro ed un aspetto appiccicoso.

g. Allucinogeni




Tra gli allucinogeni si ricordano:





- LSD: è il più diffuso; si può presentare in compresse molto piccole, di vario colore e forma;
- DMT: viene estratta dai semi di alcune piante delle Antille e del sud America ;
- Mescalina: viene estratta dal cactus pelote (Messico, India, USA);
- Psilocibina: deriva da funghi dell’America Centrale;
- Crack: è un’altra forma di cocaina. Sia il crack che la cocaina hanno un elevatissimo potenziale di induzione alla dipendenza.





Alcune polveri contenenti sostanze tra le più diffuse nel mondo della droga, hanno caratteri morfologici tipici; basti pensare all’eroina di fabbricazione clandestina, che si presenta bruna («brown sugar») a causa della non perfetta raffinazione, o colorata, per l’aggiunta di coloranti diversi a seconda della fonte di distribuzione (eroina gialla, oppure rossa).




Certo, dalla mera osservazione dell’aspetto esteriore della sostanza si traggono solo indicazioni di massima, ma è pur vero che i «color tests» a carattere distruttivo, pur dando un maggiore grado di affidabilità, egualmente non permettono alcun dosaggio dei principi attivi.





IL TOSSICODIPENDENTE




Una persona tossicodipendente è quella dedita all’uso prolungato della droga.
I dati obiettivi, esternamente percepibili, in base ai quali un tale soggetto può essere riconosciuto, consistono essenzialmente:




1) nella presenza di segni di agopuntura – accompagnati eventualmente e da cicatrici, microascessi o tromboflebiti (che consistono nell’occlusione di una vena e nella infiammazione del punto) – in corrispondenza, abitualmente, delle vene e della faccia interna degli arti superiori;



2) nelle pessime condizioni della dentatura, con mancanza o carie diffusa dei denti (conseguente al tipo di alimentazione cui ricorre il tossicodipendente);



3) nello stato scadente delle condizioni generali, con evidenti segni di deperimento organico o di cachessia;



4) nel manifestarsi di turbe mentali o di condizioni nevrotiche, spesso preesistenti ma evidenziate dall’uso della droga, o di stati di decadimento o deterioramento psichico.



Naturalmente, l’esame obiettivo, condotto dall’eventuale sanitario cui la polizia giudiziaria ricorra, evidenzierà altri elementi di natura fisica, come l’ingrossamento del fegato e della milza, la perforazione del setto nasale per fiuto di cocaina, la cd. miosi (ossia il restringimento della pupilla); così come gli esami di laboratorio, eventualmente svolti, sul sangue e sulle urine del soggetto, daranno sicura conferma della diagnosi di tossicodipendenza.



Quale criterio obbiettivo di riconoscibilità del tossicodipendente vanno anche indicate le manifestazioni psico-fisiche della cd. sindrome da astinenza, conseguente alla sospensione dell’uso della droga: orripilazione (tendenza dei peli a drizzarsi), vomito, tremori, forte sudorazione, lacrimazione, dolori addominali, contrazioni muscolari, tachicardia, diarrea, insonnia.




È da ultimo opportuno conoscere la sintomatologia più visibile che consegue alla assunzione di una quantità eccessiva di sostanza stupefacente, ossia alla cd. «overdose» di droga, per lo meno nelle sue manifestazioni più rilevanti ed in relazione alle sostanze più diffuse, come oppiacei, canapa indiana e suoi derivati (hashish, marijuana), LSD ed anfetamine.




Le caratterizzazioni esteriori più significative della «overdose» sono:



a) quanto agli oppiacei (eroina, cocaina, morfina): agitazione, sonnolenza e coma profondo; depressione respiratoria fino all’apnea; collasso circolatorio; la già indicata miosi;



b) quanto alla canapa indiana ed i suoi derivati: esaltazione, euforia, stati sognanti, panico, allucinazioni, tachicardia, nausea, vomito, diarrea, depressione respiratoria;



c) quanto all’LSD: tremore, febbre, la già citata orripilazione, nausea, vomito, diarrea, mancanza di coordinazione, allucinazioni visive ed uditive;



d) quanto, infine, alle anfetamine: agitazione, tremori, delirio, allucinazioni, febbre alta, convulsioni, tachicardia, collasso, insufficienza respiratoria.




Il terzo ed ultimo aspetto medico-legale su cui occorre soffermarsi è relativo all’individuazione ed al riconoscimento, da parte della polizia giudiziaria, del decesso da «overdose», ed ai relativi interventi da attuare.In tal caso la polizia giudiziaria trarrà, ancora una volta, dagli elementi circostanziali emergenti dall’attività di sopralluogo, il criterio di valutazione del fatto. In questo senso, i dati più indicativi di una morte da «overdose» che si possano apprezzare, sono offerti proprio dall’osservazione del corpo del deceduto e dello «scenario», ossia del «quadro ambientale» circostante.




E, quindi, sostengono ed avallano l’ipotesi della morte da «overdose»:




1) la giovane età della vittima (elemento che costantemente è dato rilevare);



2) la presenza della siringa, servita per l’iniezione della sostanza, in prossimità del corpo o, talvolta, ancora inserita nello stesso;



3) la presenza, specialmente sulla faccia interna degli avambracci, di segni di agopuntura, che univocamente depongono per la qualità di tossicodipendente del soggetto;



4) il reperimento del cadavere in luogo appartato, d’ordinario frequentato da tossicodipendenti;



5) la presenza di sostanza stupefacente nei pressi del corpo o indosso al soggetto;



6) le condizioni generali fortemente scadenti del deceduto, e, in particolare, una dentizione molto danneggiata.






IL TRASPORTATORE DI DROGA




L’esperienza degli ultimi anni ha consentito, in frequenti occasioni, di accertare una particolare modalità di occultamento di sostanze stupefacenti ai fini del trasporto: quella di introduzione di tali sostanze, impacchettate in involucri ermetici, all’interno del corpo, e precisamente nel tubo digerente o, seppure più raramente, nella vagina.
Attraverso tali modalità, che vedono il corpo umano trasformato in vero e proprio strumento di nascondimento e mezzo di trasporto della droga, si riesce a far circolare quantitativi anche consistenti di sostanza, per lo più eroina o cocaina, che, quando ingerita, viene racchiusa in ovuli inseriti il più delle volte in contenitori di lattice, come profilattici o palloncini di gomma, normalmente lubrificati in vaselina proprio per facilitarne l’ingestione (l’esperienza medico-legale riferisce di un caso in cui il trasportatore, intercettato dalla polizia giudiziaria, evacuò sotto sorveglianza ben 59 ovuli di cm. 7, 4 circa contenenti eroina, che erano avvolti in plastica trasparente, scotch e ricoperti da un palloncino in gomma colorata; fu recuperata eroina per 465 grammi.

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